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Di deserti, caos, entropia, mito, alluvioni, urla e poesie. Della ricerca di un senso, della chiarezza del proprio io. Di radici che si dipanano e del loro acquistare un senso.

1. Intro
2. Same Shade as Concrete
3. Crowquill
4. In the Nervous Light of Sunday
5. Interview at the Ruins
6. Non-Objective Portrait of Karma
7. Kill the Switch
8. A Crater to Cough In

1. INTRO (Intro)

-Strumentale-

2. LO STESSO COLORE DEL CEMENTO (Same Shade as Concrete)
Gioite, gioite, una nobile nascita!
Un principe è nato!
Osservate la nascita della violenza,
Bestie di zanna e piuma urlano per la nostra estasi concreta.
E, se supplicheremo di essere abbattuti,
La tempesta più ispirata si abbatterà su di noi.
Una principessa devastata dal suo principe.
Osservate: la nascita del sesso e della distanza,
I loro erano due cadaveri fragili,
I suoi occhi furono i primi a smarrirsi.

Ogni albero teneva legata la terra al cielo.
Il cemento rimpiazzava ogni ramo e ramoscello
Mentre venivano consumati dalla nascita dell’ambizione.
I cieli riempirono il nostro vascello dorato con lacrime velenose.
Prima di bere, propongo un brindisi, un’ultima preghiera:
“Alle sentinelle nel bosco, agli ultimi giorni.”
La canzone più ispirata si poserà su di noi.

Sagomatore, ferma la musica.
Blocca le corde d’arpa i cui accordi
Rendono le nostre storie trame di tessuto,
Insieme al demoralizzato ritornello di un libro di inni
Il cui coro è la condanna degli affamati.
Senz’arte, tentati dal banchetto di prove
Che questo manufatto comporta,
Incerto come la diteggiatura di un accordo
Strappato prematuramente dal ventre di un pianoforte.
Mentre riempiamo i nostri preziosi polmoni con cemento,
Quell’ombra fedele, la canzone del sagomatore viene interrotta.
Un respiro morente, una costa che canta.

Poi, l’unico movimento e gli ultimi resti di grazia:
Polline caduto da semplice cerniera,
Legamento di gamba sull’ultimo respiro di una libellula.
Un cardinale, perduto ma in picchiata, urla per la nostra estasi concreta.

Avanza a fatica nell’acqua, avanza.
Avanza a fatica nell’acqua, avanza.
Avanza a fatica nell’acqua, avanza.
Avanza a fatica nell’acqua, avanza.

Avanza nell’acqua,
Avanza nell’acqua, bambino.
Avanza nell’acqua,
Avanza nell’acqua, bambino.
Avanza nell’acqua,
Avanza nell’acqua, bambino.
Avanza nell’acqua,
Avanza nell’acqua, bambino.
Avanza nell’acqua,
Avanza nell’acqua, bambino.
Avanza nell’acqua,
Avanza nell’acqua, bambino.
Avanza.

Che l’alluvione cresca.
Che l’alluvione cresca.
Che l’alluvione cresca.
Che l’alluvione cresca, ringraziamo la tempesta per le sue lacrime.
I fedeli dicono che è splendido, che è la volontà di Dio,
Ma lo stupido sa che cosa hanno visto i profeti, che la salvezza non è imminente.
I fedeli dicono che è splendido, gli dei lasceranno crescere l’alluvione,
E i corpi spezzati continueranno a fluttuare lungo il fiume.

Resta quieto, leggiadro fiume, mentre pesiamo la nostra fede.
Resta tranquillo, scorri dolcemente, dolce fiume,
Lo stupido che avanza nel dubbio galleggerà come cemento.
Vieni e riempiti i polmoni.
Vieni e riempiti i polmoni.
Vieni e riempiti i polmoni.
Vieni e riempiti i polmoni.

C’è così tanta speranza seppellita sotto la tragedia.
C’è così tanta speranza seppellita sotto la tragedia.
Ha lo stesso colore del cemento.
C’è così tanta speranza seppellita sotto la tragedia.
C’è così tanta speranza seppellita sotto la tragedia.
Ha lo stesso colore del cemento.

I fedeli dicono che è splendido, che è la volontà di Dio, che l’alluvione cresca.
All’altoparlante, sermoni e una parrocchia in caduta libera.
C’è così tanta speranza seppellita sotto la tragedia,
(Che l’alluvione cresca.)
Ha lo stesso colore del cemento.
Che l’alluvione cresca.

3. PENNA DI CORVO (Crowquill)
Nulla è così lucido come la promessa di sogni,
Ma queste pillole che abbiamo trovato mi fanno solo dormire.
Non c’è nulla di più puro della parola scritta, mia cara,
Quindi scriviamo una piccola poesia
Finché la volontà di parlare non avrà perso importanza.
La nostra stampata indecenza animale è così indifferente,
È tutt’attorno alla torre campanaria, all’ora dorata.
L’angelo delle spire vi si arrampica sopra,
Gabbia d’acciaio, scala, spina dorsale, angolo del desiderio,
Ascende il ferro lavorato, uno dopo l’altro, scalino dopo scalino.

È la linea del tetto sempre più alta che mi fa sentire così ingoiato,
O è il modo in cui il mio corpo punge a malapena il cielo?
Allo stesso modo un secolo di sangue di vergine
È passato per le mie vene desiderose,
Complottando per convincere la mia mente dolorante
Che il piacere non è nulla in confronto al miracolo del bisogno.

Non c’è nulla di più puro del metro e della rima
Quando non riesci a vedere il terreno sotto i tuoi piedi,
E quest’altura è così lontana, lontana dal nido,
La gravità non mi garantisce il privilegio del fallimento,
Il mio ramo non si spezza mai, non incontro mai nulla o nessuno.
E allora mi arrampico e incido le mie iniziali nella corteccia
Con quella piuma che ho trovato, ma è tutto così forzato.
E i miei geni non mi hanno benedetto con la previdenza del saggio,
Ma so come andrà a finire tutto questo: in scuse e inchiostro sulla pagina.

Una confessione del mio spirito a tutti voi come piuma di corvo, costruita lentamente,
Nero inchiostro non lavabile ferisce la tavola, così stampato a caldo, immacolato e puro.
Una manifestazione del verbo “tremare” lentamente costruita,
La base di un ponte in una canzone e in maniera minore nella poesia che ti avevo promesso.
Non c’è nulla di più lurido di haiku dettati in gesso bianco su marciapiedi

Tutto ciò che mi è rimasto è questo inchiostro, righe imbrattate.
Con le nostre voci in armonia,
L’offerta di una trenodia, piuma di corvo.

4. ALLA NERVOSA LUCE DELLA DOMENICA (In the Nervous Light of Sunday)
Sussurri invocano gli artisti
Di questo arazzo dal triste destino, tragicamente indecoroso,
Dita piene di vesciche stanno badando al loro profilarsi.
Lei colleziona i fili che intreccerà riportandoli in vita.
Abbattendo la trama di un’intrecciato infinito senza età,
Infinite fibre non lavorate stanno graffiando la cornice.

Una donna non finisce mai di lavorare,
Ma l’ultimo punto prima o poi deve arrivare,
E così tre streghe litigano per tagliare l’ultimo filo
Che tu maledici, maledici costantemente.
Che tu maledici, maledici costantemente.
Che tu maledici, maledici costantemente.
Che tu maledici, maledici costantemente.

Ma nulla è immortale, e la comodità non è garantita.
Un puledro di un anno che porta sulla schiena le nostre sincere passioni
Viene scelto, infreddolito e tremante,
Come un filo di fronte ad una lama.
Così facciamo compromessi, così sacrifichiamo.

Non compromettere nulla se non ciò che ti assicura una vita facile.
Accetta il rischio come indicazione di un sacrificio di guarigione.
Distruggi l’altare i cui confini non verranno mai superati dalle onde,
Accendi le pire sotto una sedata mitologia.

La sua vita, cinque decadi,
E il lavoro di una vita altro non è che graffi sulla pietra.
Lei si prende cura dei numerali, si conta le dita delle mani e dei piedi.
Cronometra il tempo che passa, anni sprecati.
Danza al suono del peso che porta, della sua schiena che si spezza.
Ere infinite lunghe quanto la creazione di questa trapunta.
E danziamo, danziamo nella roccaforte
Che tu maledici, maledici costantemente.
Che tu maledici, maledici costantemente.
Che tu maledici, maledici costantemente.
Che tu maledici, maledici costantemente, la lucentezza dell’ago.

Senti questo sottile filo riposare in un pizzico?
È il filo che tu maledici, maledici costantemente.
Senti questo sottile filo riposare in un pizzico?
È il filo che tu maledici, maledici costantemente.
Senti questo sottile filo riposare in un pizzico?
È il filo che tu maledici.

Un eterna toppa su una trapunta appesa ad un muro,
Avvolta in una presa dalla nostra decadenza.
Un eterna toppa su una trapunta appesa ad un muro,
Avvolta in una presa dalla nostra decadenza.
Un eterna toppa su una trapunta appesa ad un muro,
Avvolta in una presa dalla nostra decadenza.
Un eterna toppa su una trapunta appesa ad un muro,
Avvolta in una presa dalla nostra decadenza.

A sei stati di distanza,
Cinque anni di colpa timbrati quattro giorni prima della mia fuga.
Tutto ciò che ho chiesto è stato di andaremene in modo pulito.
Alla prima nervosa luce del giorno,
Collezionando i romanzi i cui scribi hanno cercato di rinchiudermi.

Il romanzo preferito di mio padre in cima alla pila,
Alla prima, conscia luce mi scrollo di dosso il ricordo del suo sorriso,
Accendo questi volumi,
Accendo questi volumi e sento il caldo delle fiamme.
Altero gli assordanti toni terrestri…
Altero gli assordanti toni terrestri…

Alla nervosa luce,
Danzo alla nervosa luce e sento il caldo delle fiamme.
Danzo al suono del peso che porta, della sua cazzo di schiena che si spezza.
Che si spezza.
Altero il suono del peso che porti, della tua schiena che si spezza,
Possiamo tutti ricucire gli strappi causati dalla rottura delle nostre schiene.

Alla nervosa luce della domenica,
Alla nervosa luce.
Alla nervosa luce della domenica,
Alla nervosa luce.
Alla nervosa luce della domenica,
Alla nervosa luce.
Alla nervosa luce della domenica,
Alla nervosa luce.
La nervosa luce della domenica,
Alla nervosa luce.
La nervosa luce della domenica.

5. INTERVISTA ALLE ROVINE (Interview at the Ruins)
Nascondi i petali sotto le assi del pavimento della camera da letto
E appassiranno senza né fallire né vincere.
Metti le persone nella vuota scatola che hanno creato con le loro mani,
Chiudi a chiave le porte e guardali perire.
È una discesa cauta, inizialmente gentile e pensosa,
Ma l’unica verità è il cambiamento, abbi pazienza.
Ogni centesimo anno, un singolo respiro ed è finita.

Anche se solo per un minuto.
Anche se solo per un minuto, per un minuto è finita.
Per un minuto è finita.
Anche se solo per un minuto, per un minuto è finita.

“Allora, come andò a finire? Ci può descrivere quegli ultimi giorni?”
“Finestre rotte ed occhi chiusi.”
“Ci può dire che cosa accadde in questo luogo?”
“Finalmente arrivarono al limite della loro sopportazione, non cercarono più di accettare il destino. Quella fu la scappatoia, trovarono il tallone di Achille e riuscirono a colpire proprio lì. Ai piedi delle rovine c’è una struttura dormiente. Dorme ma respira, respira ancora. Il vento soffia tra i suoi corridoi, riecheggia tra i suoi custodi. Un’esaltazione di una fredda premonizone.”
“Ci può descrivere che cosa accadde?”
“Lo shock, suoni da una scatola vuota. Un angolo nel quale tuffarsi. Toccai la loro miseria, lui andò a dormire. L’esalazione di un freddo respiro.”
“Ci descriva le sue sensazioni quando seppe che sarebbe tutto finito. In quegli ultimi giorni.”
“Lui si arrese. Osservate, un ramo continuerà a crescere.”
“Come finì tutto quella notte? L’ultima notte, lo fecero?”
“Paura, ed un tocco della loro miseria.”
“E lui smise di respirare?”
“Fu una sola lezione, si stese a terra, suoni da una scatola vuota. Se ne andò a dormire. Dormiente, dorme ma respira ancora. Fece un ultimo respiro. Andò a dormire e semplicemente smise di respirare. È una semplice lezione che tutti impareremo. Osservate l’ultimo respiro. Quello che esalarono quando seppero che tutto sarebbe finito. Stava respirando, e semplicemente si fermò. Tutti impareremo ad ingoiare corteccia.”

Siamo così coraggiosi di fronte a tutte quelle radici che rovinano,
A restare, fieri, in piedi quando in realtà si è in rovine.
Siamo così coraggiosi di fronte a tutte quelle radici che rovinano,
A restare, fieri, in piedi quando in realtà si è in rovine.

Un mormorio riecheggia dolcemente dalle rovine
Mentre le radici si disfano ed il ramo diviene.

6. RITRATTO DI KARMA NON OGGETTIVO (Non-Objective Portrait of Karma)
L’ignoranza è pace, nessuna saggia donna ha dimenticato di menzionarlo,
E sicuramente qualcuno suggerisce: “la trascuratezza porta alla perfezione.”
Ma più allontano lo sguardo dalla folla,
Più sento la mia schiena costretta.
Fuggire solo per il gusto della fuga, puntare il coltello a sé stessi,
Un coltello di sollievo da ogni meschino intuito,
E finalmente dormirò, dormirò fino al mattino.

Questa copertina da angolo di strada mi annoia,
Lo studio del viso in una figura.
Esaminando questo linguaggio come se fosse un gioco,
Sorvegliando questo linguaggio
Come se fosse peste, come se fosse peste.
La dimensione della persistenza condanna.
La peste. La peste.
La dimensione della persistenza condanna.
La peste. La peste.
La dimensione della persistenza condanna.

Questo ritratto di karma,
Creato per errore.
Seduzione da libro di testo,
Senza il testo nella lingua dei fantasmi.

E così scappammo, come i lupi che mordevano,
Le inibizioni della loro preda gli impediva di urlare:
“Grattami la schiena e ti accoltellerò nella tua.”
E così scelsi di vivere questa vita da solo, senza i segni dei denti,
Ma predico che dovrò affondare le mie fauci nel cuore di qualcun altro per guarire il mio.
Solo una vittima divisa in due,
Una parte per i lupi e una parte per te.
Ma presto mi stancherò, mi stancherò di questo codice frattale,
Mi stancherò di questo corridoio lungo il quale incontro solo fantasmi.

Solamente un graffio sulla pelle,
Una goccia di sangue per farli entrare.
Le loro parole provocheranno
La più dolce frattura causata dal lancio di una pietra.
Solamente un graffio sulla pelle,
Una goccia di sangue per dargli il benvenuto.
Parassitari, critici virali,
O amanti, come spiriti mescolati nella nebbia
Che creammo, una giuria affamata.
Fategli mangiare merda dalle nostre mani tremanti.

Il calore per il calore, in questa parte del congresso.
Parlando per deduzione, la polarità del progresso.
Bé, forse mi sono fidato troppo dell’incidente.
Una volta accolti, danzammo verso la più matura manifestazione di fuga.

Che i fantasmi affamati si abbuffino
Di questa carne, di queste ossa.
Che si abbuffino.

In questa partita a scacchi che chiamiamo linguaggio,
Qua sono obbligato a stare seduto e a giocare da solo,
A guardare il bathos1 scivolare via come i petali di una rosa selvatica fatta a mano.

1 Bathos è un termine letterario coniato da Alexander Pope nel 1727 – indica tentativi falliti di pathos in letteratura e/o un passaggio troppo improvviso da un tono elevato a uno volgare, triviale.

7. SPEGNI L’INTERRUTTORE (Kill the Switch)
Pronuncia le parole per negare, negare i sintomi,
Come in “Oh sì, sto bene”,
Come in “Ho trovato la psicosi più accattivante.”
Da qualche parte là fuori c’è un’emozione, lo giuro.
Disperato come sono, non riesco a spogliarmi di tutto
E a sanguinare la sola purezza che io abbia mai conosciuto.

Ma giaccio insieme alla ragione,
Ho trovato la logica, concepita in una passeggiata insieme alla pelle.
Dormo insieme alla ragione, producendo questi mostri,
Sotto grida di disapprovazione dipinte, come nella tentazione.
Sì, c’è una chiave nella quale suonare,
Ma non c’è ombra, non c’è ombra da incolpare.
Cascate di freddo grigio,
E la lotta è colorata di grigio tutt’oggi.
Il gracchiare dei corvi riempie il piano della visuale.
Questo è il piano della nostra visuale, velato da neutrale grigio centrale.

Assenzio per alleviare il dolore,
La peggiore tavolozza di colori di questo mondo.
Striature d’olio macchiano,
Macchiavano la strada sulla quale strisciava, diretto verso casa.
Oh sì, oh sì, uccise l’interruttore,
Con un ingombrante calibro, restano assenza e luce.
Giaccio insieme alla ragione, trovai la logica e la mietitura in una passeggiata insieme al peccato.
Il sonno della ragione genera mostri.

Quando ha fine questo sogno?
Mi sono perso un’altra intera stagione,
Mi sono perso la caduta, è chiaramente caduta su questa terra
Dato che i verdi campi sono ora ocra.
Questo non è un sogno.
Gli alberi sono diventati scheletri,
Le radici derise e annodate,
Appena sotto la pelle superficiale del terreno.
Cucite tra la terra e il cielo,
Faticando per tenerli uniti.

A volte per capire devi perdere traccia della vista,
Offuscando la mia visione riesco a distinguere le piccole minuscole parti che muovono il tutto.
L’immagine è chiara, una torre costruita con il mio stesso orgoglio,
Piango all’ombra che mi offre l’unico riparo che abbia mai conosciuto.
Quando ha fine questo sogno? Quando ha fine questo sogno?
Questo non è un sogno.
Questa è la vivente, deambulante, respirante caricatura di un ricordo.
Svergognatamente collasso nella tentazione della creazione,
Ma ancora la mia unica emozione sono marciapiedi vuoti, strade silenziose.
Il gracchiare dei corvi riempie il piano della visuale.
Questo è il piano della tua visuale, di color neutrale grigio centrale.

Assenzio per alleviare il dolore,
La peggiore tavolozza di colori di questo mondo.
Striature d’olio macchiano,
Macchiavano la strada sulla quale strisciava, diretto verso casa.
Oh sì, oh sì, uccise l’interruttore,
Con un ingombrante calibro, restano assenza e luce.
Giaccio insieme alla ragione, trovai la logica e la mietitura in una passeggiata insieme al peccato.
Il sonno della ragione produce mostri.
La vita è umile anonimato,
Una nobile posa nella morte, un Marat di David.

Ditemi, chi non si toglierebbe la vita
Per morire dietro un tale pulpito?
La vita è umile, umile anonimato.
Nello spazio di un sorriso ho trovato il sonno.

Come nel dolore mieterai,
Così nella ragione dormirai.
Mieti la promessa fine della lotta,
Mieti ogni punto sul nostro lineare sentiero.
Mieti i sorrisi nel tempo che prendiamo in prestito,
Ogni raccolto dipende dal precedente.
Mieti la promettente canzone del passero
Che impararono a riconoscere dalla nascita del mare.
Zittiti dalla trenodia dei corvi,
Mieti il frutto caduto del corniolo.
Ma fui testimone, in tutto questo silenzio,
Della definizione della bellezza pronunciata da un’anima.
Un sorriso retroilluminato così temporaneo,
Una facciata così ricca di passato maligno.
Gettata in diretta opposizione,
Pronta a sommergere il suo momento verso splendore e sonno.
Fuoriuscì in cima a ciò che venne prestato
E si accorse che tutta quella bellezza era immobile.

Ogni respiro è come nel dolore,
Mieti la promessa fine di questo sentiero,
Con ogni immagine che prendiamo in prestito,
Ogni raccolto dipende dal passato.

Suddividi in frazioni la nostra eternità lineare,
Suddividiamo le nostre ore in piedi per dormire.
Mentre occhi colpevoli si girano verso la luce di un portico,
L’illuminismo sta perdendo la vista.
Da qualche parte là fuori c’è un’emozione, lo giuro.
In questa città dalle luci basse quando inizia il mio turno
Le strade riflettono solo giallo, giallo, giallo,
Nel posto vacante che sommerge il rosso, rosso, rosso,
Il tuo veicolo ha il colore dell’espansione.

“Apri.” “Apri.” “Apri.”
L’ultimo solo un pensiero per emozionarmi.
“Toc toc toc.” “Toc toc toc.” “Toc toc toc.”
L’ultimo solo un pensiero per emozionarmi.
“Rosso” è una parola di quattro lettere.
Un invito di quattro lettere.
Ora la mia testa è bloccata in direzione del sole.

In direzione del sole.
In direzione del sole.
Ora la mia testa è bloccata in direzione del sole.
In direzione del sole.

La vita è umile anonimato,
Una nobile posa nella morte, un Marat di David.
Ditemi, chi non si toglierebbe la vita
Per morire dietro un tale pulpito?

So che è già stato fatto tutto.
Voglio farlo di nuovo.
So che è già stato fatto tutto.

La vita è umile anonimato,
Una nobile posa nella morte, un Marat di David.
La vita è umile anonimato,

So che è già stato fatto tutto.
Voglio farlo di nuovo. Voglio farlo di nuovo.
So che è già stato fatto tutto.
Voglio farlo di nuovo. Voglio farlo di nuovo.
So che è già stato fatto tutto.
Voglio farlo di nuovo. Voglio farlo di nuovo.

La vita è umile anonimato,
Una nobile posa nella morte, un Marat di David.
La vita è umile anonimato.
La vita è umile anonimato.
La vita è umile anonimato.
La vita è umile anonimato.

Spegni l’interruttore.
Questa notte il nostro viaggio è nell’oscurità.

Spegni l’interruttore, spegni l’interruttore.
Un benvenuto in stato comatoso,
Stanotte viaggiamo nell’oscurità.
Spegni l’interruttore, spegni l’interruttore.
Un benvenuto in stato comatoso,
Stanotte viaggiamo nell’oscurità.
Spegni l’interruttore, spegni l’interruttore.
Un benvenuto in stato comatoso,
Stanotte viaggiamo nell’oscurità.
Spegni l’interruttore, spegni l’interruttore.
Un benvenuto in stato comatoso,
Stanotte viaggiamo nell’oscurità.

Stanotte viaggiamo nell’oscurità.
Stanotte viaggiamo nell’oscurità.
Stanotte viaggiamo nell’oscurità.

Come nel dolore piangerai,
Così nella ragione dormirai.
Come nel dolore piangerai,
Così nella ragione dormirai.

8. UN CRATERE IN CUI TOSSIRE (A Crater to Cough In)
Questo sentiero sul quale camminiamo
È la collezione dei punti che la pioggia ha disegnato.
La sezione ritmica della tempesta.
Alla luce della luna verso i pali del cancello della foresta,
Alla luce riflessa dalla neve, ci dirigiamo verso il portale dei pini.
Grigi come la carestia, su questo sentiero contro la nostra volontà.
Spinti dalle nostre vele ci dirigeremo verso la tempesta finché il mare non sarà fermo.

A quale desiderio irresistibile renderà tributo questa morte in miniatura?
Da dietro i muri della mia distrutta tenda di tosse, una visione formale.
Ma alludo alla mia indifesa passione per ciò che è ottuso.
Quando finirà questa notte?
Quando il fulmine finalmente lacererà l’albero della nostra nave affondata.
Tutte le speranze degli schiavi vengono tradite dalla grata.

Su questa bara che chiamiamo vascello ogni nota è un’altra onda di rottura.
Gioite! Godete di questa visione, una visita formale.
Gioite! Gioite! In questa notte, illuminati dalla luce dall’alto.

Cani affamati mi seguono lentamente mentre le mie zampe mi trascinano fino ad un molo,
Fino all’ultima asse dove lotto per negarmi
Il sentiero che ogni Pesci desidera seguire,
Appena sopra l’acqua nel mezzo di quel lago creato dall’uomo,
Su quel molo allontano lo sguardo dall’acqua,
Come uno specchio di me stesso nella luce della luna,
E tossisco per ogni cratere che riesco a vedere
Sulla superficie di quella bara che siamo arrivati a chiamare luna.

E adesso mi chiedo se tutti quei giudizi che hai dato erano veri.
Adesso la botola del solstizio è aperta, è spalancata.
Che affondino tutti, che vi affondino tutti.

Il parlare, il cucire una ragnatela.
È tutto un rituale formale.
La bruciante, la bruciante domanda:
“Che cosa ti meriti?”
L’osservare una candela per trovare calma
Anche se sappiamo tutti che è al centro della tempesta.

Oh luna, tu mi strappasti, oh luna.
Io, che sedetti a Tebe, sotto al muro,
E camminai tra i più ignobili dei morti.
Poi giunsi a Cartagine, poi giunsi a Cartagine.1
Solo il cratere più sacro sarà adatto alla mia sepoltura,
Solo il coro più sacro canterà questa cantilena rituale.

Perfettamente imperfetto, come una tempesta.
Perfettamente imperfetto, come una tempesta.
Perfettamente imperfetto, come una tempesta.
Perfettamente imperfetto, come una tempesta.

Gioite! Gioite! Le impronte ci conducono gentilmente
Verso la nostra tomba, legati e trascinati verso la tomba, per la nostra criniera,
Verso la nostra tomba, legati e trascinati verso la tomba, per il dente di colui che si ciba di carogne.
Per la nostra criniera, legati e trascinati verso la tomba, per la nostra criniera,
Verso la nostra tomba, legati e trascinati verso la tomba, per il dente di colui che si ciba di carogne.

1 “To Carthage then I came”, in originale – citazione diretta da The Waste Land di T.S. Eliot, che a sua volta citava le confessioni di Sant’Agostino: “Arrivai a Cartagine e mi trovai a bagno in una caldaia ribollente di amori colpevoli. Io non amavo ancora e amavo l’amore: e una più segreta povertà mi faceva odiare in me stesso proprio questo non esser povero abbastanza. Cercavo qualcosa da amare, amando l’amore, e odiavo la serenità di una via senza trappole. Avevo fame e rifiutavo il nutrimento interiore, cioè te, Dio mio: non era quello il cibo per cui mi consumavo, ma se non smaniavo per un cibo eterno non era perché ne fossi sazio: anzi più digiuno ne ero, e più nausea mi dava. Non era in buona salute l’anima, era come esulcerata e si gettava fuori, infelice, nel desiderio di farsi toccare e graffiare dai corpi: che nessuno amerebbe, se non avessero un’anima.”

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